Discorso tenuto all'incontro con i consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna di AVS — Simona Larghetti, Paolo Burani e Paolo Trande — Parma, martedì 12 maggio 2026.
Mi chiamo Roldano De Bastiani, sono un imprenditore, iscritto a Europa Verde dal 2019.
Prendete una mela. Quella pellicola sottilissima che vedete — la buccia — separa la polpa dall'esterno. Toglietela, e la mela marcisce. L'atmosfera terrestre, in proporzione, è esattamente così: spessa quanto questa buccia.
Per diecimila anni la concentrazione di CO₂ è stata stabile: 2,8 parti su diecimila. In due secoli l'abbiamo portata a 4,2. La differenza è 0,012% dell'atmosfera. Sembra niente. È tutto. È un problema invisibile, e proprio per questo richiede competenza, non solo buone intenzioni.
Cosa dovrebbe fare un partito che si chiama Verde? Parlare di come risolverlo. La soluzione tecnica esiste: il Sole. Irradia sulla Terra una potenza di circa 170.000 terawatt. L'umanità ne assorbe circa 20. Il rapporto è diecimila a uno.
Del fotovoltaico sui tetti, altri paesi non stanno più discutendo: ci hanno già costruito delle leggi. In California è un obbligo sui nuovi edifici. In Francia i parcheggi sopra i 1.500 m² devono avere il fotovoltaico. In Corea del Sud, dal novembre 2025, sopra i 1.000 m². La direttiva europea RED III va nella stessa direzione: fotovoltaico obbligatorio sui nuovi edifici commerciali dal 2026, residenziali dal 2029.
Ho qui il programma AVS per le politiche 2022, «L'Italia in 110 pillole». Le ho contate. 27 su 110 riguardano l'ambiente. 83 no. Se meno di un terzo parla di clima ed energia, il baricentro non è l'ecologia. È la sinistra novecentesca con una mano di verde sopra. Non a caso circola il meme dell'anguria: verdi fuori, rossi dentro.
Se continuiamo a leggere tutto come lotta di classe, la crisi climatica rimane un capitolo, non il centro. AVS è nata come strumento elettorale per superare la soglia di sbarramento. Poteva avere senso. Ma uno strumento ha una scadenza. Invece siamo al quarto anno — un cartello che cancella l'identità del soggetto ecologista.
Dopo le europee 2024, i sei eletti AVS al Parlamento europeo si sono divisi: quattro nel gruppo Verdi/ALE, due nel gruppo The Left. In Italia un simbolo solo. A Bruxelles già due partiti diversi. Il compromesso non è stato risolto: è stato spostato a Bruxelles.
E qui in Emilia-Romagna il nodo è lo stesso: su tre consiglieri regionali AVS, uno solo è iscritto a Europa Verde. Nel gruppo regionale AVS la componente verde è minoranza.
Il gruppo AVS in Emilia-Romagna ha presentato una Legge per il Clima. È una legge quadro: parla di neutralità carbonica al 2050, di piani di adattamento. L'ho letta, e ci sono elementi positivi. Ma manca il punto che distingue chi fa discorsi da chi cambia le cose: non introduce un obbligo chiaro e generalizzato di fotovoltaico sui tetti.
In parallelo, la Giunta De Pascale ha presentato la legge sulle aree idonee FER. Quella legge dice: su tetti e parcheggi si può fare. La Francia, sui parcheggi sopra i 1.500 m², ha scritto: lì si deve fare. La differenza non è un dettaglio linguistico. È la differenza tra indicazione e norma, tra auspicio e obbligo, tra politica che suggerisce e politica che decide.
Esiste — oggi — una proposta di emendamento, una mozione, un ordine del giorno in Emilia-Romagna, che trasformi il «si può» in «si deve» sul fotovoltaico, almeno per tetti e grandi parcheggi, in coerenza con la RED III?
Abbiamo il Sole. Abbiamo i numeri. Abbiamo esempi legislativi chiari da altri paesi.
Se non riusciamo nemmeno a dire «si deve» sui tetti e sui parcheggi in Emilia-Romagna, allora non saremo mai il partito della transizione ecologica. Resteremo l'ennesimo partito del Novecento — e non del XXI secolo.
— R.D.B., Parma, 12 maggio 2026