Roldano De Bastiani, maggio 2026. English versionVersion française

0,012%. È tutto qui.

Per circa diecimila anni — dall'alba delle prime civiltà fino all'inizio dell'Ottocento — la concentrazione di CO₂ nell'atmosfera è rimasta pressoché costante: circa 2,8 parti su diecimila. Un equilibrio straordinariamente stabile, quello che ha permesso all'agricoltura, alle città, alla storia come la conosciamo.

Poi è arrivata la rivoluzione industriale. In duecento anni — un battito di ciglia nella storia della Terra — quella concentrazione è salita a 4 parti su diecimila. Oggi siamo a circa 4,2.

Quattro contro 2,8. La differenza è di 1,2 parti su diecimila. Ovvero lo 0,012% dell'atmosfera.

Capisco perché la gente se ne disinteressa. Lo 0,012% suona come niente. Come un errore di arrotondamento. Come qualcosa che non vale la pena di discutere.

Eppure è tutto qui. Il problema intero sta in quello 0,012%.

Prendete una mela. Guardate la buccia. Quella pellicola sottilissima — qualche decimo di millimetro — è la protezione che separa la polpa dall'esterno. Se la togliete, la mela marcisce in pochi giorni.

L'atmosfera terrestre, in proporzione, è così. Se poteste rimpicciolire la Terra fino alle dimensioni di una mela comune, l'intera atmosfera — tutta l'aria che respiriamo, le nuvole, i venti, i temporali — sarebbe spessa quanto la buccia. Una protezione fragilissima.

Quella protezione funziona perché lascia entrare il calore del sole e ne rilascia una parte verso lo spazio. È un equilibrio delicato. La CO₂ — e altri gas serra — agisce come una coperta: più ce n'è, meno calore riesce a uscire. Il pianeta si scalda. I sistemi climatici si destabilizzano.

Non serve una variazione enorme per rompere quell'equilibrio. Ne stiamo avendo la prova in tempo reale.

Lo 0,012% che non vediamo sta cambiando tutto il resto.

— R.D.B.