Una pagina dedicata a mio padre, alpino internato militare italiano, che dopo l'8 settembre 1943 rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e subì la deportazione nei lager tedeschi. Version française

Zolimo De Bastiani detto Gino

Zolimo De Bastiani detto Gino

Zolimo De Bastiani detto Gino

Mio padre si chiamava Zolimo De Bastiani, per tutti Gino. Era un alpino.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 rifiutò di continuare a combattere dalla parte della Repubblica Sociale Italiana: significò accettare la deportazione, la privazione della libertà e condizioni di vita disumane nei lager tedeschi.

Dire no voleva dire spesso salire su carri bestiame, attraversare l'Europa senza acqua né cibo, essere rinchiusi in baracche gelide, vivere con razioni insufficienti, lavorare allo stremo, ammalarsi senza cure e assistere alla morte dei compagni.

Eppure quella prigionia fu, per molti, una forma di resistenza senza armi. Una scelta di dignità: non collaborare con il nazifascismo, non legittimare ancora la guerra, non tradire la propria coscienza.

Per questo la Croce al Merito di Guerra che ricevette ha per me un significato profondo. Non è soltanto un riconoscimento personale: è il segno di una scelta morale compiuta nel momento in cui era più difficile restare fedeli alla propria coscienza.

Mio padre è morto nel 1962 in un incidente stradale. Non ho avuto il tempo di chiedergli com'era andata. Questa pagina è il modo che ho trovato, molti anni dopo, per custodire la sua memoria — e per capire cosa significasse davvero quel rifiuto.

«Più di mezzo milione di no sbattuti in faccia a Hitler e a Mussolini.»

Chi erano gli IMI

IMI significa Internati Militari Italiani. Dopo l'armistizio, centinaia di migliaia di militari italiani catturati dai tedeschi furono deportati nei lager del Reich. Hitler scelse per loro questa definizione per negare lo status di prigionieri di guerra e sottrarli alle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra.

A molti fu offerta una via d'uscita: aderire all'esercito tedesco o alla RSI. In circa 650.000 dissero di no — e rimasero internati, sottoposti a fame, freddo, lavoro coatto, malattie, umiliazioni e morte. Circa 50.000 non tornarono.

Per anni la storia degli IMI è rimasta sullo sfondo, poco raccontata e spesso poco compresa. Scoprire che cosa significasse davvero quel rifiuto — la fame, il freddo, la paura, l’abbandono — cambia lo sguardo. Un uomo che avrebbe potuto firmare per uscire dal lager e non lo fece, scegliendo di soffrire pur di non piegarsi, non è per me un reduce qualunque. È un uomo che, nel punto più basso della storia, ha custodito la propria libertà interiore.

Fonte

Questa pagina nasce anche a partire dall'ascolto del podcast Guareschi e il coraggio di dire no, seconda stagione di History Telling di Paolo Colombo, prodotto da Il Sole 24 Ore e Radio 24, in sei episodi dedicati alla storia degli Internati Militari Italiani.

— R.D.B., maggio 2026